Twist d’Aula – Primo bilancio sulla Manovra. Anno nuovo, consuetudini vecchie

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di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) – Dopo una serie di stop and go, in un paio di notturne la commissione Bilancio è riuscita a chiudere i lavori sulla manovra. Con molte costanti tassa e spendi e, sostanzialmente, nessuna novità e nessuna speranza di un cambio di rotta. Nonostante un’altra manovra almeno in teoria espansiva, infatti, nella pratica non si prevedono espansioni economiche. Solo qualche imposta in più.

Ripetute molte consuetudini degli anni passati, tra cui alcune elargizioni quantomeno singolari: 300mila euro per la Lega delle autonomie italiane (?!), 500mila al Pistoia Blues, un milione per la promozione delle bande musicali, un altro per i venezuelani di origine italiana, oltre ai già noti 400mila euro per il centenario della fondazione del Pci insieme a molti altri provvedimenti specifici, forse meno singolari, ma che rientrano comunque nel tradizionale assalto della diligenza. Distribuzione a pioggia di risorse con modalità che qualche maligno definisce “clientelare”.

Come di regola, poi, è arrivata qualche nuova tassa: l’incremento del 3,5% dell’Ires sui concessionari (vedremo se reggerà di fronte alla Consulta), 4,6 miliardi di nuove accise sui carburanti a partire dal 2021, un aumento sulla tassa della fortuna già da gennaio. Quasi tutte quelle già annunciate (plastic tax, sugar tax, auto aziendali), invece, sono state ridimensionate e posticipate, anche se il valzer delle tasse ha già provocato un pervasivo effetto annuncio.

Alla fine del primo, determinante, giro resta una manovra apparentemente espansiva, visto che aumenta di tre decimali il rapporto deficit-pil strutturale (al netto della congiuntura), ma come le precedenti aggiunge poco o nulla alla crescita. Insomma, c’è poco da lagnarsi di austerità e vincoli europei, perché dal 2015 ad oggi Bruxelles ci ha concesso ben 48 miliardi di “flessibilità”. Che non sono serviti (e nemmeno sono stati usati), per rilanciare l’economia.

Restano le clausole Iva per 19 miliardi da disinnescare il prossimo anno, le promesse non mantenute di privatizzazioni, di investimenti, di semplificazione. C’è da sperare che il cashback sui pagamenti elettronici produca un nuovo tesoretto. Un’alea, una scommessa, su cui non si può certo fondare la stabilità dei conti. Soprattutto, poi, c’è il rischio che qualunque nuova risorsa aggiuntiva non verrà usata per tagliare le tasse, ma solo per nuove spese.

Insomma, questa rossogialla è un’altra manovra in deficit che differisce da quella gialloverde, oltre che dal rapporto con l’Europa, perché copre alcune delle nuove spese con tasse di carattere etico. O almeno ci ha provato. E distribuisce denari ad una platea diversa. Per il resto, è solo passato un anno in più. (Public Policy)

@m_pitta