Twist d’Aula – Cinque scopi per lo scopo

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di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) – La finestra elettorale di giugno è chiusa e quella autunnale non si è mai aperta in tutta la storia repubblicana. Ora, se anche c’è sempre una prima volta, è pur vero che nuove elezioni con la vecchia legge elettorale è probabile conducano a risultati simili. E che non manca nemmeno il desiderio dei neo eletti di rimanere tali almeno qualche mese.

Ergo, è probabile che alla fine lo scopo di tutti non sarà altro che un governo di scopo. Si, ma quale scopo? la tregua? la decantazione? l’emergenza istituzionale? la legge elettorale? l’economia? la riforma della politica?

Prima delle consultazioni flash del 7 maggio, i partiti dovrebbero allora provare a stilare almeno i punti programmatici sui quali assicurare le proprie disponibilità. Chissà poi che questi scopi non facciano scopa con il governo di scopo.

Anche perché le convergenze ci sono. Per esempio, tutti hanno paura che da gennaio scatti l’aumento dell’iva previsto dalle clausole di salvaguardia. Sia perché nessuno vuole essere responsabile di un siffatto aumento di tasse, sia perché l’effetto recessivo del moltiplicatore fiscale sarebbe pesantissimo. Primo scopo, quindi, è trovare 19,6 miliardi in due anni.

Dopo le tasse, il sociale. A guardare oltre gli slogan, infatti, è evidente che tra il doveroso ampliamento del reddito di inclusione e l’introduzione del reddito di cittadinanza in forme ragionevoli le differenze siano soprattutto semantiche. Chissà che allora non si possa decidere di avere un nuovo nome per un vecchio scopo. La lotta alla povertà.

E non c’è nessuno a cui questa Unione europea piace così com’è. Allora, terzo scopo, bisognerebbe arrivare al Consiglio europeo di fine giugno con una voce unica, senza subire l’attivismo di Francia e Germania, e partecipare attivamente ai progetti di riforma dell’Unione.

Bisogna poi capire se c’è qualcuno a cui piace questa legge elettorale bastarda – sia perché inedito ibrido tra proporzionale e maggioritario, sia perché disconosciuta perfino dai suoi padri – e provare a cambiarla. Scopo (il quarto) non facile, ma sui cui è bene almeno cominciare a discutere.

Certo, l’unica certezza per aprire veramente alla Terza Repubblica è una riforma costituzionale. Ed è curioso che su questo quinto, ultimo e determinante scopo, ci sia un’ampia convergenza. Almeno a parole.

Andrea Cangini, adesso senatore di Forza Italia, ha lanciato l’idea di una legislatura breve ma costituente, trovando la convergenza di Armando Siri della Lega e Tommaso Nannicini del Pd. Prima di loro, negli anni, ci aveva provato in tanti, a cominciare dalla Fondazione Astrid e dai suoi satelliti. Oggi ne parlano Ceccanti, D’Alimonte, Pasquino.

E, pochi lo sanno, ma nel luglio 2006 anche il professor Della Cananea, oggi consulente di pentastellati, redasse una proposta di legge che consentisse al parlamento di convocare un’Assemblea costituente.

Forse, nell’ipotesi che si torni presto alle urne, si potrebbe recuperare l’idea di una legge che contestualmente alle prossime elezioni politiche preveda l’elezione con proporzionale puro di un’assemblea di cinquanta membri che avesse lo scopo (e basta) di scrivere una riforma della Costituzione. Da approvare poi con le modalità dell’articolo 138.

Una tale assemblea potrebbe agire in modo indipendente e autonomo dalle beghe politiche quotidiane, emancipandosi dai ricatti tattici e vivendo una vita propria. Se, per esempio, la legislatura fosse breve, potrebbe comunque continuare a lavorare in modo indipendente. E concreto.

Anche perché con sistema bicamerale, elezioni non di collegio e non sulle cariche, ma per i partiti e su territori ampi, doppio turno e premio di maggioranza sono di fatto dei rischiosi inediti. E, d’altra parte, nell’arco che va dal sistema francese a quello tedesco, le opzioni sono molte e tutte da discutere. Difficile che ciò avvenga con qualche successo in Parlamento.

Ecco, senza questo quinto e ultimo scopo costituzionale, in grado di trascendere questa ambigua legislatura nata zoppa, il governo di scopo non avrà altro scopo che sé stesso. (Public Policy)

@GingerRosh