Twist d’Aula – Il caro energia è un problema europeo

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di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) – C’è riuscito con il G20 straordinario sull’Afghanistan. In passato, era accaduto con il Pnnr, sui migranti, sull’export di vaccini, come anche nei rapporti con la Turchia. Anche adesso, con i prezzi dell’energia alle stelle, Draghi potrebbe essere tentato di spostare, per quanto possibile, la questione su un piano sovranazionale e, in questo caso, europeo. Perché oltre a problemi di approvvigionamento, un aumento delle tariffe che si prospetta strutturale, il costo delle transizione energetica, i Paesi del Vecchio Continente per esempio condividono anche il problema degli oneri di sistema che influiscono pesantemente sulla bolletta finale.

Il Governo ha approvato giovedì un decreto che sposta sulla fiscalità generale il peso dei rincari. Una strategia che trasferisce quindi sui contribuenti (e in particolare quella minoranza che maggiormente versa dell’erario) tutta una serie di costi fissi che pesano per circa il 50% del conto finale: oltre al canone Rai, ci sono le spese per il decommissioning nucleare, gli incentivi alle rinnovabili, ma anche il sostegno ad aziende “energivore” come pastifici, distillerie, calzifici e tante altre. O anche il contributo a Ferrovie dello Stato che nel 1963 cedette alcune centrali idroelettriche all’Enel. In pratica si tratta di aumenti di tasse mascherati da voci in bolletta e distribuiti su tutti gli italiani, senza distinzione di reddito. E sui cui Bruxelles ci chiede di intervenire.

Tuttavia la questione è comune ad altri Paesi. Per esempio, in Danimarca i costi accessori sono il 67% del conto finale. Anche in Germania e Belgio accade qualcosa di simile. L’aumento dei prezzi colpisce poi pesantemente la Spagna, che ha infatti approvato un pacchetto di “misure shock” da 4 miliardi per mantenere l’importo medio finale sullo stello livello del 2018. Si prevede la riduzione dell’imposta speciale sull’elettricità (dal 5,1 allo 0,5%) e dell’Iva per gli impianti fino a 10KW (dal 21 al 10%), il prelievo sui cosiddetti “profitti eccessivi” che le utilities hanno maturato grazie al rincaro dei prezzi all’ingrosso, oltre a ad un costo del gas calmierato per almeno un semestre. C’è poi la Grecia, che ha introdotto sussidi per i primi 300 KW consumati nel quarto trimestre dalle famiglie, e la Francia, che pur soffrendo meno della situazione per via del nucleare, starebbe comunque valutando un voucher da 150 euro l’anno per circa 5,5 milioni di persone.

Oneri accessori, aumento dei prezzi, dipendenza da Paesi come Libia o Russia (c’è una mozione del Parlamento europeo che chiede di indagare se dietro agli aumenti ci sia la russa Gazprom), il problema è evidentemente europeo. Tanto che Madrid ha inviato alla Commissione europea (per la seconda volta) la richiesta di impostare una strategia comune basata su una riforma del mercato elettrico, l’inibizione della speculazione finanziaria sul mercato dei permessi di emissione e, forse più importante di tutti, l’istituzione di una piattaforma europea centralizzata per l’acquisto di gas. Ed è in questo scenario che, da Palazzo Chigi, vorrebbero muoversi verso Bruxelles, socializzando la questione a livello continentale.

D’altra parte, dietro ai prezzi alle stelle ci sono questioni congiunturali (la domanda spinta dalla ripresa, strozzature dell’offerta, alcuni contratti da rinegoziare, l’esaurirsi delle riserve per via del lungo inverno precedente) ma soprattutto trend strutturali. La transizione energetica accresce la domanda di gas, che serve a produrre elettricità, in sostituzione del carbone. Inoltre, impone spese aggiuntive sulla produzione di Co2. E ancora: Paesi in grande espansione (come Cina o India) o con enormi consumi pro- capite (Russia e Arabia Saudita) hanno una richiesta crescente di energia. Aumentano ricchezza a popolazione, aumenta anche la domanda. Finora in Europa ognuno è andato per conto proprio, spinto da interessi geopolitici e geoenergetici divergenti. Adesso arrivano le prime “energie” da mettere a fattor comune. Chissà che, come al solito, l’Ue non possa uscire rafforzata dall’ennesima crisi. Difficile, ma sperabile. (Public Policy)

@m_pitta