Cosa vuol dire Governo in carica per gli ‘affari correnti’?

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ROMA (Public Policy) – Il Governo rimane in carica per “il disbrigo degli affari correnti“. È la formula di rito con il quale il Quirinale ha preso atto delle dimissioni del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Ma cosa vuol dire questa formula? È ben spiegato in una direttiva inviata da Palazzo Chigi a tutti i ministeri e “componenti del Governo” che Public Policy ha preso in visione. Nel documento si sottolinea la necessita che “di attenersi rigorosamente” ad alcune linee guida per lo svolgimento delle funzioni durante la crisi.

In primo luogo il Governo “rimane impegnato nel disbrigo degli affari correnti, nell’attuazione delle determinazioni già assunte dal Parlamento e nell’adozione degli atti urgenti. Dovrà, in particolare, essere assicurata la continuità dell’azione amministrativa”.

Il Consiglio dei ministri potrà essere convocato? La risposta è sì, ma nei “limiti previsti” dalla stessa direttiva e “per l’approvazione degli atti urgenti, tra i quali vanno ricompresi l’esame delle leggi regionali e provinciali, ai sensi dell’articolo 127 della Costituzione e le delibere da adottare relative a procedimenti amministrativi con termini perentori (come, ad esempio, in materia di golden power)”. Quindi, il Cdm non potrà esaminare nuovi disegni di legge, salvo quelli imposti da obblighi internazionali e comunitari. Possibile adottare i decreti legge, ovviamente nel rispetto dei criteri dettati dalla Costituzione, cioè “in casi di straordinari di necessità e di urgenza”. Inoltre, solo per evitare la scadenza dei termini, si potranno adottare anche decreti legislativi. Stop, invece, a regolamenti governativi o ministeriali “salvo che la legge imponga termini per la loro emanazione o quest’ultima sia richiesta come condizione di rispetto degli obblighi derivanti dall’appartenenza all’Unione europea o di operatività delle pubbliche amministrazioni, ovvero siano necessari per l’attuazione delle riforme già approvate dal Parlamento”. Inoltre, “potranno essere approvati i regolamenti per i quali risulti già in stato avanzato il procedimento di adozione. Resta subordinata all’assenso della presidenza del Consiglio dei ministri l’emanazione di regolamenti, direttive o circolari ministeriali”.

Capitolo delicato quello delle nomine, visto che ci sono poltrone vacanti. L’ultimo Cdm prima della crisi aveva approvato un dl per la proroga del presidente e dei componenti del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali (assegnato poi al Senato). Ma la poltrona più calda è sicuramente quella del commissario europeo che dovrà essere indicato dall’Italia. Su questo punto la direttiva specifica che “potrà procedersi soltanto a nomine, designazioni e proposte strettamente necessarie perché vincolate nei tempi da leggi o regolamenti, ovvero derivanti da esigenze funzionali, non procrastinabili oltre i termini di soluzione della crisi, per assicurare pienezza e continuità all’azione amministrativa. Ogni nuova iniziativa in merito dovrà essere preventivamente sottoposta all’assenso del presidente del Consiglio al fine di assicurare uniformità di comportamenti. Ciascun ministro dovrà curare che enti, aziende e società dipendenti, vigilati o direttamente controllati, si attengano agli anzidetti criteri, anche per quanto riguarda le procedure. Il ministero dell’Economia e delle finanze eserciterà i diritti dell’azionista nelle società partecipate, previo assenso del presidente del Consiglio”.

Stop anche alle missioni all’Estero, anche se potranno comunque essere autorizzate da Palazzo Chigi. Potranno, invece, regolarmente svolgersi le riunioni già programmate per Commissioni a livello tecnico o preparatorie di riunioni obbligatorie (nelle quali sarà garantita la partecipazione italiana, anche a livello governativo) previste in sede Onu, Ue, Nato, Ocse, Osce, Ince, di Consiglio europeo e di G7 e G20.

Infine, difficilmente le Camere si riuniranno in questa fase, ma se fosse necessario, il Governo dovrà assicurare la partecipazione di propri rappresentati. In questo caso, le posizioni dell’Esecutivo stesso dovranno essere preventivamente concordate con il ministro per i Rapporti con il Parlamento. Palazzo Chigi ha poi anche richiesto ai vari ministeri dossier circa lo stato delle attività e delle iniziative in corso. (Public Policy) FRA