Acqua pubblica, le proposte M5s alla Lega (prima della crisi)

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di Fabio Napoli

ROMA (Public Policy) – Stop alla ripubblicizzazione forzata del servizio idrico, sostituita con un obbligo di reinvestimento degli utili; ok ad Arera ma affiancata dalla nuova Agenzia per le risorse idriche; una sorta di Cdp per gli investimenti nel settore, chiamata Cassa dei servizi idrici; revisione dei canoni di concessione e permessi edilizi subordinati alla presenza e alla conformità dei sistemi di depurazione delle acque reflue e delle reti fognarie. Sono solo alcuni dei punti del nuovo testo sull’acqua pubblica che il Movimento 5 stelle aveva prediposto e sottoposto – a quanto si apprende – ai primi di luglio, alla Lega, allora alle prese con la trattativa per cercare di sbloccare l’impasse che teneva ferma la pdl in commissione Ambiente della Camera, dove il testo è ancora in esame dopo diversi rinvii dell’arrivo in aula.

La bozza di provvedimento – di cui Public Policy ha preso visione – rappresentava solo una proposta, peraltro non condivisa totalmente dall’allora alleato di Governo, destinata ad essere ulteriormente modificata. Risulta comunque evidente come il nuovo testo avrebbe cambiato radicalmente l’impostazione dell’originaria proposta Daga. Con la nuova maggioranza il tavolo riparte da zero ma la bozza che i 5 stelle avevano sottoposto alla Lega potrebbe rappresentare senz’altro un punto di partenza o quantomeno un elenco delle proposte che il Movimento 5 stelle potrebbe mettere sul piatto, questa volta con il Pd come controparte.

Rispetto alla originaria proposta Daga la nuova bozza chiarisce ulteriormente come l’acqua sia “un bene naturale non mercificabile” spingendo ancora, nei principi, alla “valorizzazione del riciclo”. Si chiarisce poi come la titolarità della gestione dei servizi idrici sia riservata a enti pubblici. “Il servizio idrico – si legge nella bozza M5s, datata ai primi di luglio – è gestito in situazione di monopolio naturale dagli enti pubblici e ha carattere di servizio pubblico essenziale”. Entrando nel merito di quelli che sarebbero dovuti essere i nuovi princìpi di organizzazione del servizio idrico integrato, la nuova bozza chiarisce che “lo Stato favorisce l’organizzazione del servizio idrico integrato mediante modelli di gestione pubblica”.

Inoltre, invece di obbligo di modelli di gestione pubblica senza finalità lucrative, la bozza introduce un “obbligo di reinvestimento degli utili per il miglioramento del servizio e lo sviluppo delle infrastrutture, la parità di trattamento e la promozione dell’accesso universale degli utenti”. Di conseguenza spariscono gli articoli sul finanziamento del servizio tramite la fiscalità generale e sull’istituzione del Fondo nazionale per la ripubblicizzazione. La parte relative alle disposizioni finanziarie, con le coperture, sarebbe stata riscritta in base all’accordo politico raggiunto. Con riferimento alla gestione – rispetto all’attuale testo Daga – salta la possibilità per i piccoli comuni montani (fino a 5mila abitanti) di non aderire alla gestione unitaria del servizio idrico.

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@Naffete