La stretta (targata M5s) sul regime delle infiltrazioni mafiose

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ROMA (Public Policy) – Da una stretta sull’incandidabilità di sindaci e consiglieri comunali all’istituzione di un elenco ad hoc da cui attingere i componenti della commissione straordinaria nei comuni sciolti per mafia, passando anche da norme più severe per il personale dipendente responsabilie in caso di infiltrazioni.

È quanto prevede, in sintesi, una proposta di legge alla Camera, a prima firma Dalila Nesci (M5s), assegnata all’esame della commissione Affari costituzionali poco prima della pausa estiva.

Vediamo nel dettaglio il contenuto del progetto legislativo, che potrebbe entrare nel calendario della commissione alla ripresa dei lavori di Montecitorio, che modifica molte disposizioni contenute nel Tuel, il Testo unico degli enti locali (dlgs 267 del 2000), inerenti la normativa antimafia.

STRETTE SU INCANDIDABILITÀ E DIPENDENTI ENTE SCIOLTO PER MAFIA

Per Nesci, come spiega la relazione illustrativa, “sono ancora troppo blande le sanzioni che riguardano gli amministratori responsabili dell’infiltrazione o del condizionamento di tipo mafioso” in un comune. Obiettivo della proposta di legge, dunque, quello di inasprire il regime vigente, estendendo l’incandidabilità a 20 anni e a qualsiasi tipo di elezione “relativa alle circoscrizioni, ai comuni, alle province, alle regioni, alla Camera, al Senato o ai membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia”, anche al di fuori del territorio dell’ente sciolto e anche se l’incandidabilità è dichiarata con provvedimento non definitivo, data la gravità degli atti compiuti e della contiguità con associazioni criminali di tipo mafioso.

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IAC