Anche Cambridge Analytica avrà la sua commissione d’inchiesta?

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ROMA (Public Policy) – Il caso Cambridge Analytica entra in Parlamento? Lo vorrebbe il Pd, che propone l’istituzione di una bicamerale d’inchiesta  per “indagare sul caso” e “accertare” la presenza di “eventuali violazioni di dati personali di cittadini italiani funzionali a condizionare illecitamente l’esito delle diverse consultazioni elettorali o referendarie svoltesi negli ultimi anni, o comunque a manipolare indebitamente il consenso elettorale”.

La proposta di istituire una commissione ad hoc che indaghi sul fenomeno di Cambridge Analytica è stata depositata a Palazzo Madama da Roberto Rampi (Pd). Secondo cui la vicenda che ha riguardato l’uso improprio di dati personali effettuato dalla società di analisi ha avuto “un notevole impatto anche in Italia: secondo la stampa, infatti, sono 214.134 gli utenti italiani i cui dati sono finiti sui server della società londinese che ha avuto i dati dall’ormai famosa app ‘my digital life’, realizzata dal matematico Aleksandr Kogan“.

Per Rampi, tuttavia, “i singoli utenti che hanno autorizzato l’applicazione con Facebook Login nel lontano 2014, consegnando di fatto alcuni dati ma senza sapere che sarebbero finiti nelle mani di Cambridge Analytica, sono soltanto 57″. Solo “che a quel tempo, Facebook ha poi cambiato policy, la condivisione riguardava anche alcuni dati della propria rete di amici” e “così si arriva da 57 fino a 214mila e oltre su 31 milioni di utenti attivi sul social in Italia”.

Obiettivo della proposta di inchiesta parlamentare è, dunque, quello di affiancare il lavoro svolto dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato che “ha, di recente, avviato un procedimento istruttorio nei confronti di Facebook Inc. per presunte pratiche commerciali scorrette”, in violazione del codice del consumo.

Infatti, per Rampi, la bicamerale avrebbe il compito “di accertare le responsabilità relative alle presunte violazioni di dati personali, i processi e gli attori coinvolti negli abusi, nonchè le motivazioni che avrebbero portato a tali comportamenti e di ricostituire in maniera puntuale le informazioni sul livello di conformità dei trattamenti svolti, da parte delle società coinvolte, alle norme nazionali ed europee in materia di protezione dei dati”.

Il tempo per portare a termine le indagini è stabilito in 15 mesi: poi, entro i successivi due, la bicamerale “presenta al Senato della Repubblica una relazione finale sull’attività svolta”. (Public Policy) IAC