Autonomie e dintorni: la relazione finale in Questioni regionali

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ROMA (Public Policy) – “Il tema del riconoscimento di forme di ‘autonomia differenziata’ ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione si è imposto al centro del dibattito sul rapporto tra Stato e Regioni dopo l’esito non confermativo del referendum sulla riforma costituzionale, a seguito delle iniziative intraprese dalle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. L’indagine conoscitiva ha evidenziato come l’attivazione di forme e condizioni particolari di autonomia presenti significative opportunità per il sistema istituzionale nel suo complesso, oltre che per la singola Regione interessata”.

Questo quanto si legge nel documento conclusivo della commissione parlamentare per le Questioni regionali, di cui Public Policy ha preso visione, votato martedì all’unanimità.

“Il percorso contemplato dalla disposizione costituzionale – spiega la commissione – costituisce innanzitutto un’occasione per le Regioni virtuose di realizzare appieno le proprie potenzialità, massimizzando, in termini di efficienza, il proprio valore aggiunto e realizzando la propria specifica vocazione”.

Si evidenziano vantaggi in termini di gestione efficiente delle risorse pubbliche – prosegue il documento conclusivo dell’indagine conoscitiva svolta dalla commissione per le Questioni regionali – atteso che l’attribuzione di funzioni e competenze a beneficio di determinate Regioni avviene nel caso in cui queste siano in grado di esercitarle meglio di quanto ad oggi riesca allo Stato. Inoltre, tenuto conto delle ampie differenze in termini sociali, economici e demografici che si riscontrano fra i territori, una più forte regionalizzazione delle competenze può favorire un’allocazione più efficiente delle risorse anche attraverso un’offerta di beni e servizi pubblici più conforme alle esigenze e alle preferenze del territorio“.

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VIC