Cosa ha detto Cartabia in Antimafia: dall’ergastolo ai pentiti

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ROMA (Public Policy) – “Questa volta il Parlamento non dovrebbe mancare l’occasione di raccogliere l’invito della Corte costituzionale di rimuovere i profili di incostituzionalità” e “per scrivere nuove norme che tengano in considerazione le peculiarità del fenomeno mafioso e della criminalità organizzata”.

A dirlo la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, in audizione giovedì in commissione Antimafia, in merito all’ordinanza della Corte relativa all’articolo 4 dell’ordinamento penitenziario, che esclude che possa essere ammesso alla libertà condizionale colui che in carcere per reati di mafia non abbia collaborato con la giustizia.

Si potrebbero prevedere specifiche prescrizioni sul periodo della libertà vigilata“, ha aggiunto la ministra. Secondo gli insegnamenti della Consulta, “la mancata collaborazione con la giustizia può continuare ad essere sintomo, una presunzione relativa e quindi superabile, di mancato ravvedimento. Ma tale presunzione non può essere assoluta, deve essere vinta da una prova contraria. Questa pronuncia – ha aggiunto – segue altri precedenti, come ad esempio quella sui permessi premio della fine del 2019. C’è però una differenza importante: rispetto al caso del 2019, nella più recente decisione, la Corte non ha ancora giudicato l’incostituzionalità delle norme impugnate che restano vigenti. Ha annunciato che lo farà ma solo se nel frattempo il Parlamento non sarà intervenuto entro un anno per modificare la normativa e renderla conforme ai principi enunciati”.

“Occorre interrogarsi – ha continuato la ministra – su questo cambio di tecnica decisionale, che ha portato la Corte a scegliere un tipo di pronuncia che sospende il giudizio in attesa di un intervento legislativo ritenuto necessario per ricondurre la normativa vigente compatibile con la Costituzione. Una tecnica già sperimentata, invero senza successo, in altri due casi: in materia di suicidio assistito e di pene detentive per i reati di diffamazione a mezzo stampa”.

IL CASO BRUSCA

“Non sono insensibile al dolore dei familiari delle vittime”, ma “la norma sui collaboratori di giustizia è da preservare“, ha detto ancora la ministra.

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SOR