Dal Csm ad Arera: il ddl Pd sulla rappresentanza di genere

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ROMA (Public Policy) – Colmare alcune lacune esistenti nell’ordinamento in tema di rappresentanza di genere, per promuovere, in particolare, l’equilibrio di genere negli organi costituzionali, come la Corte Costituzionale e il Csm, nelle autorità indipendenti e negli organi delle società quotate e non quotate controllate dalle pubbliche amministrazioni.

La scorsa settimana è stato incardinato in 1a commissione al Senato un disegno di legge di Roberta Pinotti (Pd) in materia di equilibrio di genere nelle cariche pubbliche. Il relatore del ddl è Valeria Valente (Pd).

PRINCIPI

Il ddl prevede che la Repubblica favorisca il pieno sviluppo della persona e sostenga la soggettività femminile come elemento di cambiamento e di progresso della società; promuova la cultura della rappresentanza paritaria, del potere condiviso, della prevenzione, della cura e del benessere della persona anche in relazione al genere, dell’educazione e della valorizzazione delle differenze di genere per il contrasto agli stereotipi contro tutte le discriminazioni; favorisca l’equilibrio tra l’attività lavorativa, professionale e la vita privata e familiare per donne e per uomini.

PARITÀ DI GENERE IN CORTE COSTITUZIONALE, CSM E AUTHORITIES

Tra le modifiche più rilevanti vi è quella della legge 87 del 1953, sulla Consulta. Il ddl dispone che nella composizione della Corte costituzionale sia rispettato il principio di equilibrio di genere, almeno nella misura dei due quinti, da computare sul numero complessivo delle nomine effettuate nel corso di 3 anni, e siano previste modalità di sostituzione dei componenti della Corte venuti a cessare in corso di mandato, in modo da garantire il rispetto della quota di genere.

L’articolo 4, in tema di composizione del Consiglio superiore della magistratura, modifica la legge 195 del 1958: si fissa al 50%, da computare sul numero complessivo dei componenti eletti nel corso di 4 anni, la misura del rispetto del principio di equilibrio di genere (2/5). Previsto, anche, che in caso di sostituzione di componenti del Csm venuti a cessare in corso di mandato si prevedano forme ad hoc che garatiscano il rispetto della quota. Modificata, ancora, la normativa vigente in materia elettorale del Csm: nel caso in cui sia espresso un secondo voto, questo deve essere rivolto a un candidato di sesso diverso dal primo, pena la nullità del secondo voto.

Il rispetto del principio di equilibrio di genere, sempre nella misura dei 2/5, deve essere rispettato anche nella composizione di tutte le più importanti autorità indipendenti italiane, sia per quanto concerne i presidenti che i componenti (Agcom, Antitrust, Anac, Arera, Consob).

PROPORZIONE DI GENERE NELLE PARTECIPATE

Il ddl prescrive, anzitutto, la proporzione di genere di almeno due quinti, nella scelta degli amministratori delle società a controllo pubblico, modificando il testo unico delle partecipate, il decreto legislativo 175 del 2016.

Inoltre, si estendono anche alle società a partecipazione pubblica quotate in mercati regolamentati, e alle società controllate, le disposizioni in materia di equilibrio tra i generi negli organi delle società quotate previste dal Tuif, il Testo unico in materia di intermediazione finanziaria, che riservano al genere meno rappresentato perlomeno 2/5 quinti degli amministratori eletti e dei membri effettivi del collegio sindacale.

L’articolo 7, infine, interviene in tema di presenza femminile nei comitati di esperti di consulenza del Governo, modificando l’ordinamento della Pcm. Anche per la scelta dei consulente di Chigi o dei commissari straordinari dell’esecutivo si dovrà rispettare il principio di equilibrio di genere, anche in questo caso almeno nella misura di 2/5, da computare sul numero complessivo delle designazioni o nomine effettuate in un anno.

Idem nel caso di costituzione di comitati di consulenza, di ricerca o di studio su specifiche questioni, di pertinenza anche dei singoli ministeri. (Public Policy) IAC