Débat public, con l’ultimo dpcm il Governo allarga la procedura

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di Francesco Ciaraffo

ROMA (Public Policy) – Si allarga il campo di applicazione del dibattito pubblico.

Il dpcm è stato firmato nei giorni scorsi dal presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e dal ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio. Nella procedura, che regola le modalità per la richiesta e lo svolgimento del confronto tra cittadinanza, istituzioni e stakeholders sulla realizzazione delle grandi infrastrutture, sono rientrate, come anticipato ieri da Public Policy, anche le opere energetiche. Ma non è la sola novità rilevante inserita dal Governo nel testo che è stato trasmesso alla Corte dei conti e che sarà poi pubblicato in Gazzetta.

Il Governo ha deciso di non accogliere la richiesta avanzata dal Consiglio di Stato di rivedere al ribasso le soglie per far rientrare le opere nella procedura. Ma un intervento in tal senso c’è stato.

Andiamo in ordine. Il provvedimento contiene una lista precisa di opere (dalle strade alle autostrade, dai porti alle dighe) con precise soglie dimensionali oltre le quali le opere sono sottoposte obbligatoriamente a dibattito. Nella versione originaria si specificava che per le opere di importo compreso tra le soglie indicate e i due terzi delle stesse, l’amministrazione aggiudicatrice o l’ente aggiudicatore deve indire il dibattito pubblico su richiesta del Governo, degli enti locali coinvolti o di parte della cittadinanza.

L’ultima versione, invece, presa in visione in bozza da Public Policy, modifica il punto specificando che l’obbligo, su richiesta, scatta per le opere comprese tra la soglia e i due terzi della stessa. In questo modo rientrano anche opere più piccole.

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@fraciaraffo