Il Governo sta lavorando a un decreto sulla ricostruzione post sisma

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ROMA (Public Policy) – “Servono misure shock: è in corso di definizione un decreto che conterrà alcune misure immediate e che potrà consentire al Parlamento di inserire tutte quelle misure necessarie alla ricostruzione.  In sede di lavorazione del decreto mi auguro che ci sia la massima collaborazione”. A dirlo è stato il sottosegretario con delega alla ricostruzione Vito Crimi, in audizione in commissione Ambiente alla Camera, riferendosi al terremoto del 2016 che ha colpito il Centro Italia e agli eventi del 2018 che hanno colpito la zona di Catania.

Mi auguro che arrivi in Cdm nel più breve tempo possibile – ha proseguito Crimi – il testo è già è in fase avanzata”.

Crimi ha elencato una serie di misure “necessarie ed urgenti”. In primo luogo il “potenziamento del personale in servizio nei Comuni, visto che quest’anno si prevede un aumento esponenziale delle richieste di contributo e delle incombenze per il rilascio dei titoli edilizi”. Al momento il personale incaricato nei Comuni è pari a 700 unità in 140 comuni. Per Crimi “ne servirebbero almeno altri 350”. Per Crimi occorre anche una misura per la “risoluzione dei problemi legati all’utilizzo del personale negli uffici speciali per la ricostruzione, oggi eterogeneo per tipologia di contratti e durata”.

“Occorre mettere una scadenza definitiva per la presentazione di richieste di contributo per danni lievi, perché non è più prorogabile, in quanto è necessario avere un quadro certo degli interventi da effettuare – ha aggiunto Crimi – Anche l’adeguamento tariffario professionisti è una questione che non è più prorogabile”. Ancora sui professionisti il sottosegretario ha ipotizzato l’estensione delle agevolazioni previste dalla Zona franca urbana a questa categoria di lavoratori.

Inoltre, serve “eliminare l’obbligo di non vendere l’immobile oggetto di contributo fino a dopo due anni successivi alla ricostruzione. So che è un obbligo introdotto per evitare la speculazione ma, alla luce degli anni già trascorsi, non può più considerarsi attuabile, considerato che molte persone hanno ormai ricostruito la propria vita in altri luoghi e hanno perso l’interesse a ricostruire con celerità. Interesse che potrebbe essere trasferito ad altri. Ovviamente – ha precisato Crimi – devono essere posti dei limiti, come il divieto di vendere a società di capitali”.

Per il sottosegretario occorre anche “eliminare la procedura che per i privati cittadini prevede l’affidamento dei lavori con la cosiddetta garetta. Questo tema però non sarà presente nel decreto ma sarà oggetto di discussione, anche se ritengo che la sua eliminazione possa aiutare a velocizzare perché è una norma che non ha avuto effetti”.

Per l’avvio della ricostruzione pubblica Crimi ha ipotizzato tre misure: consentire che progettazione e tutti i servizi tecnici, comprese le attività di programmazione e pianificazione urbanistica, per interventi al di sotto della soglia comunitaria avvengano con affidamenti al prezzo più basso; innalzamento della soglia per il ricorso alla procedura negoziata, oggi fissata a 2 milioni di euro, fino a 5 milioni; ulteriore riduzione dei tempi di attesa interne alle procedure di gara.

“Queste tre misure – ha sostenuto Crimi – consentirebbero una riduzione dei tempi di realizzazione di un’opera pubblica di quasi un anno”.

Rispondendo poi alle domande, ha specificato: “Se tutto va bene la settimana prossima, al massimo due settimane o entro la fine del mese, potrebbe essere la data utile per il decreto”. (Public Policy) NAF