Revenge porn, ddl incardinato al Senato: a breve le audizioni

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ROMA (Public Policy) – Al Senato, in commissione Giustizia, è stato incardinato il ddl che introduce il reato di diffusione di video privati a sfondo sessuale. Giovedì mattina ha svolto la relazione il relatore e presidente Andrea Ostellari (Lega).

Nei prossimi giorni sarà deciso il calendario delle audizioni che inizieranno entro la fine del mese. Il tema è di stretta attualità politica dopo il caso della diffusione di foto dell’ex presidente della commissione Giustizia a Montecitorio, Giulia Sarti.

IL DDL A FIRMA 5 STELLE

Punire con la reclusione da 6 mesi a 3 anni, “chiunque pubblica attraverso strumenti informatici o telematici, immagini o video privati sessualmente espliciti, senza l’espresso consenso delle persone rappresentate, al fine di provocare nelle persone offese gravi stati di ansia, di timore e di isolamento”. Lo prevede il disegno di legge al Senato, a prima firma di Elvira Evangelista (M5s), che introduce l’articolo 612-ter del codice penale.

ll revenge porn – si legge nella relazione illustrativa – è la pratica, sempre più diffusa nella rete, che consiste nella pubblicazione o nella minaccia di pubblicazione, anche a scopo di estorsione, di fotografie o video che mostrano persone impegnate in attività sessuali o in pose sessualmente esplicite e in cui quello che si vede non era stato ritratto per essere mostrato in pubblico, e quindi senza il consenso della persona interessata, spesso in risposta alla chiusura di una relazione e dunque per vendetta di ex coniugi, compagni/e o fidanzati/e”.

La maggior parte delle vittime, si legge ancora, è “di genere femminile. Può trattarsi dunque, di selfie scattati dalla stessa vittima e inviati all’ex partner e fatti girare non solo in rete, ma attraverso mail cellulare“. Un fenomeno, che il ddl punta a punire in modo autonomo, definito “umiliante e lesivo della immagine e dignità, che può condizionare la vita delle vittime anche nella ricerca di un impiego e nei rapporti sociali”.

Se la pubblicazione di immagini o video “è commessa dal coniuge, anche separato o divorziato, o dall’altra parte dell’unione civile”, è prevista un’aggravante (la pena va da 1 a 4 anni). Lo stesso se il fatto è commesso da una persona che “è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa”.

E se in conseguenza della pubblicazione del video “deriva comunque la morte della persona offesa, quale conseguenza non voluta dal reo, si applica la pena della reclusione da 5 a 10 anni”. È il caso, richiamato nella relazione illustrativa, di quanto accaduto nel settembre 2016 a Tiziana Cantone, suicida “dopo che un suo video hard era diventato virale in rete, e dopo che inutilmente si era rivolta alla magistratura chiedendone la rimozione dai siti e motori di ricerca”.

Per chi diffonde le immagini o video privati sessualmente espliciti, invece, è prevista una multa che va da 75 a 250 euro.

Stabiliti anche obblighi specifici per i titolari del trattamento e i gestori di siti internet: se verrà presentata un’istanza per l’oscuramento, la rimozione o il blocco di immagini o video privati sessualmente espliciti pubblicati senza il consenso delle persone rappresentate bisogna rispondere alla richiesta in 24h e provvedere in 48h, altrimenti l’interessato può rivolgersi al garante della privacy o ricorrere ad un giudice.

Infine, il ddl contiene norme per la sensibilizzazione a scuola. Compito del Miur, insieme al ministero della Giustizia, quello di adottare linee guida per la prevenzione e sensibilizzazione contro il fenomeno nelle scuole, “anche avvalendosi della collaborazione della polizia postale e delle comunicazioni”. Previsto, anche, un aggiornamento biennale.

Per il triennio 2019-2021, infine, le linee guida Miur dovranno provvedere alla formazione del personale scolastico, prevedendo la presenza di un referente in ogni scuola e la promozione di un ruolo attivo degli studenti, nella sensibilizzazione ad un uso consapevole di internet e dei social media in relazione ai diritti e doveri connessi all’utilizzo delle nuove tecnologie. (Public Policy) SOR-IAC