Csm, non solo Bonafede: le proposte in Parlamento

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di Luca Iacovacci

ROMA (Public Policy) – Dall’arginamento del sistema correntizio con l’introduzione di un sorteggio antecedente alla fase del procedimento elettorale, tra chi abbia manifestato interesse alla selezione, all’ipotesi di un sistema maggioritario per l’elezione dei componenti a turno unico, passando anche dall’introduzione del principio dell’equilibrio tra i sessi nella rappresentanza.

Durante la XVIII legislatura, sia alla Camera sia al Senato, sono stati depositati molti disegni di legge volti a modificare la disciplina legislativa delle elezioni dei componenti del Consiglio superiore della magistratura, l’organo di autogoverno della magistratura attualmente al centro dell’attenzione pubblica anche a seguito degli scandali sorti dalla pubblicazione delle conversazioni che hanno riguardato Luca Palamara.

Da una parte, il Governo, come riferito dal ministro Alfonso Bonafede, aveva già in cantiere un intervento legislativo, prima dell’emergenza Coronavirus, per riformare le modalità di formazione dell’organo. Il Guardasigilli, nei giorni scorsi, ha parlato nuovamente di un progetto di riforma complessivo basato su “tre pilastri: oggettivi criteri meritocratici per gli incarichi, un meccanismo elettivo del Csm che sfugga alle logiche correntizie e il blocco delle cosiddette porte girevoli”. Se il Governo, dunque, è al lavoro per riformare il Consiglio, dall’altro lato non mancano di certo iniziative legislative già depositate dai singoli parlamentari (sia a Palazzo Madama sia a Montecitorio), alcune risalenti addirittura agli “albori” della legislatura in corso.

Tra queste c’é la la pdl di Stefano Ceccanti (Pd) che reputa, per esempio, di combattere le spinte “corporative e frazioniste” con l’introduzione di un sistema elettorale per l’elezione da parte dei magistrati ordinari dei 16 componenti togati del Csm basato su collegi uninominali (con delega la Governo per l’istituzione) e un unico turno di votazione. Per Ceccanti, in questo modo, si impedirebbe una “frammentazione localistica”.

Sulla stessa linea di pensiero, c’e anche una proposta di legge dell’attaule ministra per la Pa, Fabiana Dadone (M5s), depositata ai tempi in cui non ricopriva incarichi di governo (luglio 2019).

Molte altre proposte di legge, poi, prevedono una modifica alla legge 195 del 1958, quella che stabilisce le norme per l’elezione dei componenti dell’organo, per introdurre misure di riequilibrio di genere (come la doppia prefenza di genere) per adeguare la rappresentanza femminile (molto bassa) nel Csm rispetto alla presenza delle donne in magistratura (oltre il 50%). In quest’ottica sono state depositate proposte di legge da parte di Pd e Forza Italia.

Per Andrea Colletti (M5s), invece, bisognerebbe invece introdurre un sorteggio (sia per i membri togati chemio per i non togati), tra chi abbia manifestato interesse alla candidatura, nella fase antecedente a quella del procedimento elettorale, per combattere il fenomeno della scelta dei candidati da parte delle correnti (dopo il sorteggio, ai sensi del testo depositato, resterebbero 80 togati e 40 non togati, più eventuali riserve cui attingere in caso di rinuncia all’elezione). Per quanto riguarda i componenti togati, quelli eletti dai magistrati, l’elezione resterebbe comunque effettuata, come avviene ora (con sistema proporzionale), in un unico collegio nazionale. (Public Policy)