Twist d’Aula – A Conte basta il pari, finché il centrodestra è debole

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di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) – Sembrerebbe un pareggio, per adesso. In questa nuova stagione autunnale post-voto, appaiono almeno due gli elementi di instabilità per il Governo, ma due sembrerebbero anche quelli che lo rendono più stabile. La bilancia potrebbe restare in equilibro, ma nell’inverno del nostro scontento il peso specifico di ciascuno di questi quattro elementi potrebbe essere determinante. Per cui è opportuno pesarli singolarmente. Ciò che più puntella il Governo al momento è la recrudescenza del virus che, come sempre accade, spinge i cittadini a un atteggiamento conservativo e a stringersi attorno alle istituzioni. Questo, unito alla debolezza dell’alternativa di centrodestra (dell’opposizione e della diffidenza che possa andare al Governo parleremo più avanti), potrebbe essere sufficiente alla sopravvivenza dell’Esecutivo nonostante gli altri due fattori di instabilità. Che però non sono da poco.

Il caos interno ai 5 stelle, nel panico per una eventuale dissoluzione, oltre a un’atmosfera da basso impero, crea rischi per la stabilità dei rossogialli a Palazzo Madama. Se tra i grillini si dovesse davvero arrivare ad una scissione, infatti, la defezione di 15 senatori pentastellati (sul totale di 95) potrebbe mettere in crisi la maggioranza (di 173). Dal colle più alto ai palazzi Oltretevere, gli ostetrici di questo Governo sono preoccupati. E c’è qualcuno che è già al lavoro affinché un numero sufficiente di ‘senatori supplenti’ sia pronto alla sostituzione. Ma certo il balletto interno ai 5 stelle ha inserito sabbia nell’ingranaggio. Chi pensava che referendum e regionali avessero blindato Palazzo Chigi non ha fatto i conti con l’animo, imprevedibile, degli ortotteri.

L’accordo a Bruxelles sul Recovery Fund aveva reso più forte il Governo Conte, allontanando le crescenti ipotesi di esecutivi di salvezza nazionale. Tuttavia, mano a mano che la realtà bussa alla porta della propaganda e si vede che la pioggia di soldi sbandierata è ancora lontana dal cadere, la maggioranza va in difficoltà. Se i soldi non ci sono, come si evita il disastro economico e sociale? Come si aiutano i milioni di italiani in difficoltà? Se necessario, come si paga la cassa integrazione o i sussidi in caso di un secondo lockdown? Verrà intanto attivato il Mes sanitario, con l’abiura grillina? Se c’è un cataclisma perché i soldi arrivano poco e/o tardi o se il cupio dissolvi grillino diventa realtà (o questi due fattori insieme) è plausibile che la maggioranza abbia bisogno di un soccorso, a cui più di qualcuno sta già lavorando.

Il punto è che il centrodestra (pardon il destra-centro), al momento non è un’alternativa solida. E questo rafforza il Governo come l’unico possibile (“après moi le déluge!”). Quasi in una conventio ad excludendum, infatti, Matteo Salvini ha isolato la Lega a livello internazionale (e ha perso Palazzo Chigi per questo), oltre che se stesso all’interno del partito e il partito all’interno del Paese (spiegato qui). Le sue parole “moderate”, poi, restano appunto parole. Il dibattito sulla possibile entrata nel Ppe è quantomeno inusuale per un partito leninista come la Lega. Tuttavia in molti, da Giorgetti a Zaia, hanno capito che oltre all’insofferenza del mondo imprenditoriale, il sovranismo da solo non può farcela a diventare maggioranza. Anche perché, seppur stia crescendo, Meloni fatica a costruire classe dirigente (a parte Rizzetto e Crosetto, che pure se la twitta un po’ troppo). Ai due manca una stampella liberale, moderata, europeista, per arrivare sopra il 50%.

Finché lo schema resterà questo, insomma, l’alternativa a Conte è debole. Velato dai sondaggi che continuano a dare avanti il centrodestra c’è un tema ben più strategico: c’è una grande fetta di italiani che non vogliono affidarsi alla sinistra, ma che non amano la demagogia peronista e temono di ritrovarsi lontani dall’Europa, isolati se non fuori dall’euro. Il mesto viale del tramonto di Forza Italia (cui pure cui Carfagna e Toti provano a dare un futuro) non è sufficiente a dare rappresentanza a questo “popolo”, che è potenzialmente determinante per qualunque equilibrio. Per cui, seppur senza soldi e con i balletti ortotteri che lo mettono in difficoltà, Conte si arrocca dietro la recrudescenza del virus e, soprattutto, l’assenza di un’alternativa credibile. (Public Policy)

@m_pitta