Le riforme in Parlamento: dal taglio dei parlamentari ai collegi

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ROMA (Public Policy) – Quattrocento deputati a Montecitorio e duecento senatori a Palazzo Madama. Questo il nuovo assetto dell’arco costituzionale disegnato dalla proposta di legge del Movimento 5 stelle sul taglio del numero dei parlamentari, all’esame del Parlamento. Il ddl costituzionale è stato approvato giovedì dall’aula di Montecitorio in seconda lettura parlamentare.

In base alla riforma, il nuovo assetto dell’arco parlamentare dovrebbe prevedere – come detto – quattrocento deputati a Montecitorio e duecento senatori a Palazzo Madama, invece degli attuali 630 e 315. Per quanto riguarda gli eletti nella Circoscrizione estero, il numero potrebbe scendere a 8 deputati (anziché 12) e 4 senatori (invece degli attuali 6).

Come per tutti i provvedimenti che modificano la Costituzione, dovrà essere esaminato per almeno quattro volte (anziché due) dalle due Camere. Un iter rafforzato che prende il nome di ‘navetta’ costituzionale. Con la modifica costituzionale si vuole far chiarezza anche su un tema a lungo dibattuto tra i costituzionalisti, ossia il numero massimo di senatori a vita. L’articolo 3 modifica l’articolo 59 della Carta, in particolare il secondo comma, prevedendo espressamente che il numero di cinque senatori a vita nominati per alti meriti dal presidente della Repubblica, sia il numero massimo riferito alla permanenza in carica. Come detto, la modifica è finalizzata a sciogliere il nodo interpretativo postosi per i senatori a vita, cioè se il numero di cinque senatori di nomina presidenziale sia un “numero chiuso” (quindi non possano esservi nel complesso più di 5 senatori di nomina presidenziale) ovvero se ciascun presidente della Repubblica possa nominarne cinque.

L’ultimo capitolo del ddl riguarda l’entrata in vigore: il nuovo assetto semplificato – se approvato definitivamente – sarà a regime alla data del primo scioglimento ‘naturale’ o dalla prima cessazione delle Camere successiva alla data di entrata in vigore della legge costituzionale, e comunque non prima che siano decorsi da essa sessanta giorni.

Riguardo alla riduzione non ci sono, ovviamente, solo i favorevoli: una delle tesi contrarie vede nel taglio dei rappresentanti una diminuzione della rappresentanza, e quindi della democrazia. Inoltre, ci sarebbe da considerare anche il taglio dei rappresentanti di alcuni territori, quelli più piccoli e meno popolati, che vedrebbero fortemente ridotti i loro riferimenti. Nonostante ciò il tema della riduzione del numero di parlamentari, senza ombra di dubbio, è abbastanza popolare, e l’imminenza di consultazioni nazionali come le europee lo rende un argomento elettoralmente non trascurabile. Tuttavia, di ridurre il numero dei parlamentari se ne parla da decenni, senza che si sia mai riusciti a incidere: sarà la volta buona? Gli obiettivi del provvedimento sembrano condivisi da Lega e 5 Stelle – di questi tempi è una notizia – e durante il passaggio commissione Affari costituzionali a Montecitorio la maggioranza è stata molto compatta, respingendo tutti gli emendamenti delle opposizioni.

Nell’aula della Camera è stato poi approvato (lunedì 13) anche un altro testo, “collegato” alla sforbiciata degli eletti: il ddl Collegi. Questo disegno di legge – che aveva già ricevuto un primo via libera dal Senato – interviene sulla distribuzione territoriale dei collegi uninominali. Il testo non prevede un’indicazione numerica fissa dei collegi uninominali, bensì un’indicazione sotto forma di frazione al numero totale – qualsiasi esso sia – dei deputati e dei senatori. In particolare, prevede un numero di collegi uninominali pari a “tre ottavi del totale dei seggi da eleggere nelle circoscrizioni”, con arrotondamento (all’unità inferiore per la Camera, all’unità più prossima per il Senato). In ogni caso, non c’è una modifica delle circoscrizioni, che quindi rimangono “regionali” per il Senato e 28 per la Camera. Quest’ultime sono quasi sempre coincidenti le Regioni, salvo alcuni enti territoriali più popolosi, per le quali sono state previste più circoscrizioni. (Public Policy) PAM-SOR