Riforme, taglio parlamentari del 36,5%: il ddl atteso in aula

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di Sonia Ricci

ROMA (Public Policy) – Quattrocento deputati a Montecitorio e duecento senatori a Palazzo Madama. Questo il nuovo assetto dell’arco costituzionale disegnato dalla proposta di legge del Movimento 5 stelle sul taglio del numero dei parlamentari, all’esame del Parlamento. Il ddl costituzionale si trova a Montecitorio, per la seconda lettura parlamentare. La scorsa settimana è stato approvato – senza modifiche – dalla commissione Affari costituzionali ed è atteso in aula il 29 aprile.

Come per tutti i provvedimenti che modificano la Costituzionale, anche il ddl M5s dovrà essere esaminato per almeno quattro volte (anziché due) da entrambe le Camere. L’iter rafforzato viene chiamato ‘navetta’ costituzionale ed è previsto per le sole leggi che modificano la Carta. La proposta, dunque, dovrebbe ridurre notevolmente il numero di eletti in Parlamento, a partire dalla prossima legislatura (sempre che il ddl venga approvato in tempo). In Italia – si legge nel dossier del centro studi – il numero dei parlamentari, dopo la revisione costituzionale del 1963, è determinato dalla Costituzione in numero fisso mentre in precedenza era determinato in rapporto alla popolazione.

Da allora, nel corso del dibattito sulle riforme istituzionali, il Parlamento italiano è giunto in più occasioni a deliberare una modificazione del numero dei parlamentari nell’ambito di progetti più ampi di revisione del bicameralismo, senza tuttavia che l’iter della revisione costituzionale trovasse poi definitivo compimento. Quindi ora la maggioranza – M5s in particolare – ci riprova.

TAGLIO DEL 36,5%

La proposta di legge costituzionale dispone dunque, per ciascuno dei due rami del Parlamento, una riduzione pari – in termini percentuali – al 36,5% degli attuali componenti elettivi. A seguito della modifica muterebbe, quindi, il numero medio di abitanti per ciascun parlamentare eletto.

Per la Camera dei deputati – spiega il centro studi di Camera e Senato – il rapporto aumenterebbe da 96.006 a 151.210. Il numero medio di abitanti per ciascun senatore cresce, a sua volta, da 188.424 a 302.420 (assumendo il dato della popolazione quale reso da Eurostat).

LE REGIONI

Per quanto riguarda Palazzo Madama, il taglio inevitabilmente comporterà la riduzione del numero minimo di senatori eletti per Regione. La proposta di legge M5s individua tale numero minimo – alla luce della riduzione a 200 del numero di senatori eletti – in tre senatori per Regione o provincia autonoma, lasciando al contempo immodificata la previsione vigente dell’articolo 57, terzo comma della Costituzione relativa alle rappresentanze del Molise (due senatori) e della Valle d’Aosta (un senatore).

PARLAMENTARI ESTERI

Per quanto riguarda gli eletti nella circoscrizine estero, il numero potrebbe cambiare in questo modo: 8 deputati alla Camera (anziché 12) e 4 senatori al Senato (invece degli attuali 6).

SENATORI A VITA

Con la modifica costituzionale si fa chiarezza anche su un tema a lungo dibattuto tra i costituzionalisti, ossia il numero massimo di senatori a vita. L’articolo 3 modifica l’articolo 59 della Carta. in particolare il secondo comma, prevedendo espressamente che il numero di cinque senatori a vita nominati per alti meriti dal presidente della Repubblica, sia il numero massimo riferito alla permanenza in carica.

Come detto, la modifica è finalizzata a sciogliere il nodo interpretativo postosi per i senatori a vita, cioè se il numero di cinque senatori di nomina presidenziale sia un “numero chiuso” (quindi non possano esservi nel complesso più di 5 senatori di nomina presidenziale) ovvero se ciascun presidente della Repubblica possa nominarne cinque. Questa seconda possibile interpretazione – spiega il dossier – è stata seguita peraltro solo da due presidenti della Repubblica (Pertini e Cossiga).

ENTRATA IN VIGORE E COLLEGI

L’ultimo capito del ddl sul taglio dei parlamentari riguarda l’entrata in vigore: il nuovo assetto semplificato entrerà a regime alla data del primo scioglimento ‘naturale’ o dalla prima cessazione delle Camere successiva alla data di entrata in vigore della legge costituzionale e comunque non prima che siano decorsi da essa sessanta giorni. La previsione del termine di sessanta giorni serve a “consentire l’adozione del decreto legislativo in materia di determinazione dei collegi elettorali”.

La riduzione del numero, infatti, si ripercuote sulla “perimetrazione” degli attuali collegi elettorali, e per questo il Parlamento sta esaminado un ddl a parte per modificare l’assetto dei collegi con un nuovo meccanismo mutevole che cambierà a seconda del numero degli eletti. (Public Policy)

@ricci_sonia